Riappropriarsi del tempo

Il tempo è una misura che ci permette di tradurre la percezione soggettiva di un prima e di un dopo.

Ogni evento è caratterizzato da un luogo nel quale si realizza e da un tempo nel quale si svolge. Se abbiamo più eventi, il tempo stabilisce la successione e la continuità. Viviamo completamente immersi in questa dimensione che definiamo spazio-temporale.

Riguardo lo spazio abbiamo imparato a definirlo nelle sue tre dimensioni e attraverso attente mappe possiamo muoverci nel nostro pianeta e nella nostra galassia.

Il tempo resta un mistero.

Lo spazio, per il quale usiamo misure e coordinate, facilmente diventa una “proprietà”. Acquistiamo una casa, conquistiamo una nazione e poniamo una bandiera sulla luna, che tra poco sarà in vendita.

Il tempo è anch’esso definito da precisi orologi e calendari. Sappiamo tutti che ora è, di quale giorno, mese, anno. Questa acquisizione è abbastanza recente (il calendario gregoriano è del 1500), ma si è consolidata. Le nostre misurazioni corrispondono a ciò che accade in natura e sono adottate e riconosciute da tutti.

Pensare che prima nel 304 a.C. un plebeo rubò una copia dei codici che permettevano di conoscere il calendario e la presentò al foro romano affinché fosse conosciuta da tutti. Infatti, il calendario era uno strumento di potere che premetteva di conoscere in anticipo quali erano i periodi in cui era lecito occuparsi di atti ufficialmente validi. In seguito restò sempre ai patrizi la prerogativa di esercitare il controllo dei mesi supplementari che era necessario inserire nel calendario.

Per misurare lo spazio usiamo normalmente tre dimensioni, per il tempo, invece, si dice che esiste una sola dimensione anche se normalmente, parlandone, usiamo diversi verbi e aggettivi.

Alcune volte il tempo diventa concreto come lo spazio per cui lo prendiamo, lo rubiamo, lo regaliamo, lo lasciamo.

Altre volte lo facciamo bello o brutto.

Alcune volte lo personalizziamo, lo rendiamo libero, lo rincorriamo perché ci scappa, ci sfugge o siamo rincorsi da lui che incalza dietro di noi, possiamo arrivare ad ammazzarlo.

Alcune volte lo consideriamo un contenitore che riempiamo fino a farlo scoppiare.

Altre volte lo consideriamo prezioso per cui è denaro, ne possiamo avere abbastanza o troppo poco, possiamo perderlo e abbiamo la sensazione di non poterlo riavere.

Così come esistono i collezionisti di oggetti vedremo che esistono anche i “collezionisti del tempo”.

La polarità ha tre caratteristiche: – si può manifestare solo un polo per volta – se manca un polo sparisce anche l’altro, sono un’unità inscindibile – ha un suo ritmo.

La nostra coscienza può sperimentare solo un polo per volta e anche se essi esistono contemporaneamente li possiamo percepire solo in successione.

Il tempo quindi lo viviamo come un prima e un dopo e così sperimentiamo gli eventi. C’è una causa che collochiamo sempre nel passato, c’è un fine che sta nel futuro e in mezzo c’è l’evento.

Ma perché viviamo il tempo e non la tanta desiderata eternità?

Come tutto il manifesto anche la nostra coscienza ha le caratteristiche della polarità. La polarità la possiamo rappresentare con il simbolo del TAO che ci mostra il movimento circolare di trasformazione di un polo nel suo contrario.

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La polarità ha tre caratteristiche: – si può manifestare solo un polo per volta – se manca un polo sparisce anche l’altro, sono un’unità inscindibile – ha un suo ritmo.

La nostra coscienza può sperimentare solo un polo per volta e anche se essi esistono contemporaneamente li possiamo percepire solo in successione.

Il tempo quindi lo viviamo come un prima e un dopo e così sperimentiamo gli eventi. C’è una causa che collochiamo sempre nel passato, c’è un fine che sta nel futuro e in mezzo c’è l’evento.

Faccio la spesa perché domani è domenica”, “la macchina è rovinata perché ho avuto un incidente”.

Le CAUSE le collochiamo sempre nel passato, le FINALITA’ le proiettiamo sempre nel futuro. Ma se ricordiamo ciò che abbiamo detto della polarità notiamo che l’esistenza di una cosa non ci sarà se manca la finalità, l’intenzione e l’intenzione da sola non basta se non è seguita da un’azione. Per cui in un evento riconosciamo sia il passato che il futuro.

Parlando di cause e di fini abbiamo immaginato una linearità e un prima e un dopo, e parlando di un TEMPO LINEARE abbiamo anche stabilito la direzione.

Mi ha stupito leggere come siano enormemente aumentate le dimensioni dello spazio e come gli scienziati ancora si domandano perché il tempo ha una sola dimensione e il suo verso va sempre in una direzione, dal passato verso il futuro.

Sappiamo (teoria di Riemann) che la curvatura sferica dello spazio fa sì che all’infinito la linea retta si chiude in un cerchio. Ritorniamo di nuovo al simbolo del TAO dove passato e presente non sono altro che aspetti complementari di una stessa realtà e che il presente è solo un istante di questo fluire. Per cui come non possiamo percepire che le rette formano un cerchio, pensiamo che tutto scorra non riuscendo a percepire che si unisce eternamente.

In realtà sperimentiamo ogni giorno l’alternanza degli opposti ed assistiamo al ripresentarsi ciclico dei giorni, delle stagioni. Solo i numeri ci dicono che non è lo stesso giorno dello stesso anno.

(… continua)

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