Vivere il benessere
L’OMS ci dice che la salute è una “condizione di armonico equilibrio fisico e psichico dell’individuo dinamicamente inserito nel suo ambiente naturale e sociale”.
Per vivere il benessere, quindi, ci deve essere un equilibrio tra le mie parti (corpo, psiche, spirito), tra tutte le mie parti, tre me e le altre persone e si deve essere in equilibrio con l’ambiente che potremo chiamare Terra o Universo. Questa definizione ci evidenzia che tutto è correlato, che tutto coscituisce un insieme, il quale, per mantenere l’eqilibrio, deve comunicare, scambiarsi informazioni.
La condizione di “Equilibrio” ci indica che ciascun uomo si trova sempre nella situazione migliore, considerando tutta la sua storia, per mantenersi in vita. “Dinamico” significa appunto che cambia e in un sistema basta cambiare un solo elemento perchè tutto si riassesti determinando una nuova condizione di equilibrio. Questo porta a considerare “la malattia” come la migliore risposta ad un problema e la domanda che ci si deve porre è perchè è comparso lo squilibrio che il sistema sta cercando di risolvere.
La medicina accademica, stando a questa definizione, risulta uno strumento incompleto per promuovere la salute in quanto la sua metodologia su basa sull’analisi di parti dell’uomo (viviamo tra gli specialisti!) e non tiene conto delle relazioni che esistono in un sistema aperto, quale è l’uomo, e, neanche, che egli è parte del sistema più ampio che chiamiamo mondo.
Quando ho cominciato la mia professione di medico la prima cosa che ho notato è che avevo studiato “quadri clinici statici” costruiti su calcoli statistici. Questi non corrispondevano a ciò che le persone mi raccontavano.
Ogni uomo si ammala in modo differente!
Oggi sono una grande sostenitrice della diversità e della unicità dell’uomo.
Non esistono le malattie come vogliono farci credere e, quindi, le malattie non sono enti a sè stanti che si devono combattere.
Esiste l’uomo che nel suo cammino su questa terra attraversa momenti di stabilità e momenti di instabilità che chiamiamo malattia.
Nell’esempio della bilancia ci ritroviamo anche con il concetto di “gioco”. Il gioco ha due caratteristiche da una parte deve divertire, e la vita deve essere divertente e gioiosa, dall’altra ci indica anche la flessibilità e la adattabilità. Usiamo infatti la parola gioco anche quando dobbiamo indicare quello spazio che deve esistere tra due giunture perchè nel loro funzionare non si incorra nella rottura.
Cioè non può esserci nulla di fisso, immutabile, predefinito quando ci accostiamo a ciò che chiamiamo vita. La malattia si presenta sempre diversamente anche nella stessa persona e non si possono usare cure o rimedi standardizzati.
Esaminando il grafico che illustra la bilancia del nostro essere constatiamo che abbiamo due possibilità in fatti la bilancia può pendere da un lato oppure dall’altro. In realtà molte persone non sanno più da che lato sono poiché si trovano in condizioni ibride che chiamiamo malattie croniche, cioè la bilancia ha perso il suo fisiologico alternarsi tra i due poli.
Ma poniamo per il momento che in noi esista la possibilità di questa alternanza per cui posso vivere due condizioni una che chiamiamo “malattia” e l’altra detta “salute”. In questo alternarsi passiamo da un punto di equilibrio che è tanto desiderato ma che non è possibile mantenere fermo.
La condizione di equilibrio è necessaria per permettere il passaggio da un polo all’altro ma non è stabile. I due poli li chiamiamo “Salute” e Malattia” mentre i due bracci “sofferenza” e “benessere” (volutamente non ha usato il termine Malessere).
Soffrire viene dal latino “sufferre” che significa “portare su”, evidenziare, far pervenire alla nostra attenzione. Quello che la sofferenza ci evidenzia è il cattivo funzionamento di qualche cosa che non è più in sintonia con il resto dell’organismo (Malattia, male, non giusto o corretto). Non ci dice niente di più, per cui non ci darà neanche indicazioni sul possibile decorso dell’evento.
Salute viene dal latino “salus, itis” che significa salute ma anche salvezza, cioè scampato pericolo o condizione da cui sono uscito che era quella in cui qualcosa che non funzionava costituisce per me un pericolo.
Per noi tutto il problema sembra risiedere in questo stato di sofferenza che cerchiamo in tutti i modi di evitare e di non volere. La sofferenza in realtà non si può evitare perché significherebbe fermare il movimento stesso della vita. Però il nostro continuo sforzo sembra avere questo come obiettivo, infatti di fronte alla malattia continuiamo a cercare di alzare barriere cercando di “rafforzare “ il nostro stato di salute con mezzi come le vaccinazioni che in realtà non fanno altro che indurre un ulteriore stato di debolezza. Impariamo solo attraverso una reale esperienza!
Osservando bene il processo vediamo come c’è un alternarsi ciclico tra lo stato di salute e quello di malattia. Questo movimento ci permette di passare a sempre nuove condizioni di equilibrio che quando non sono più utili vengono rinnovate attraverso il passaggio in condizioni di disequilibrio che trasformano il vecchio.
Per continuare a vivere qualcosa ogni momento deve morire! Se questo che abbiamo detto la malattia come Ente non esiste. Non c’è da qualche parte la malattia e da un’altra il povero sventurato che se la prende.
Esiste invece l’uomo che nel suo cammino su questa terra attraversa momenti di stabilità e momenti di instabilità che chiamiamo malattia.
L’omino nella figura sta al centro!
Questi processi che stiamo descrivendo avvengono nella totalità della sua persona e lui li avverte come Sentimenti. I sentimenti sono quella cosa che ci permette di dire che soffriamo o che stiamo bene. Anche nel modo comune d parlare usiamo chiedere “Come Stai?” ad una persona quando desideriamo informarci sulla sua salute. A questa domanda, considerando sempre la bilancia del nostro essere, possiamo rispondere “Sto bene” ed allora ci troveremo in quella condizione che chiamiamo salute. Di fatto è insito nell’uomo la capacità di mantenere questo equilibrio che ha come scopo il mantenimento della vita: l’omeostasi è “la capacità dell’organismo di conservare l’equilibrio interno fisico e psichico adeguando al meglio i propri processi fisiologici per garantire la sopravvivenza”. Spesso i meccanismi di autoguarigione sono molto più potenti di quello che possiamo immaginare.
Equilibrio è una giusta combinazione di forze diverse o opposte che producono uno stato di armonia o di accordo determinando la regolarità e la continuità del movimento. Nell’uomo tutto deve essere continuamente bilanciato e coerente!
Se quindi alla domanda “come stai ?” rispondiamo “male” il pensiero che sta dietro è sono malato per cui tutta la mia persona è interessata. Diversamente se pensiamo che abbiamo una malattia indichiamo che c’è qualcosa che non funziona e non si integra con il tutto (localizzazione spaziale) in questo momento (localizzazione temporale). Questo ci permette di riconoscere anche le nostre parti sane e le nostre risorse di guarigione. C’è un continuo divenire e alla malattia deve necessariamente seguire la salute (guardiamo i bambini!) dando la possibilità al nuovo di manifestarsi.
Molto dipende allora dalle nostre convinzioni di base.
Se pensiamo, ad esempio, che l’uomo è un meraviglioso congegno formato di tante parti penserò anche che queste si possono riparare, sostituire o anche eliminare!
Se riteniamo che tutti gli individui sono uguali andranno bene i protocolli terapeutici standardizzati!
Se ciò che è vero per noi è solo ciò che è tangibile non considereremo gli effetti dei campi elettromagnetici!
Se pensiamo che qualsiasi cambiamento è dannoso dobbiamo a tutti i costi mantenere lo stato di salute! Se al contrario siamo fautori dei cambiamenti riterremo un intralcio una malattia che ci rallenta!
Se pensiamo che l’uomo nasce da una cellula che si divide e differenzia sapremo che non possiamo toccare una sua parte senza che tutto il resto non ne venga influenzato adattandosi al cambiamento!
Se pensiamo di avere una malattia e non di essere malati riscopriremo anche la potenza della nostra forza di guarigione!
Sperando di essere stata sufficientemente chiara vorrei concludere con l’auspicio che integrando i diversi codici si possa sempre aiutare ciascuna persona affinchè viva coscientemente e nel migliore dei modi la sua vita.
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