Le parole del corpo: riscoprire un linguaggio dimenticato
Viviamo in un tempo in cui sappiamo spiegare tutto, ma sentire … sempre meno.
Le nostre giornate sono piene di pensieri, decisioni, impegni. Eppure, sotto questa superficie apparentemente ordinata, spesso si muove qualcosa di più profondo: una sensazione, un’inquietudine, un segnale sottile che non sappiamo più leggere.
Il corpo parla, ma abbiamo dimenticato il suo linguaggio.
Il corpo non usa parole. Non spiega. Non argomenta. Comunica attraverso segnali. Una tensione. Un respiro corto. Un nodo allo stomaco. Una sensazione di apertura. Una leggerezza improvvisa. Sono messaggi continui, silenziosi, precisi.
Per ascoltarli serve una cosa che abbiamo disimparato: la presenza.
Siamo continuamente distratti anche perché la distrazione un funzionamento naturale. Il cervello crea automatismi per risparmiare energia. Costruisce schemi, modelli, abitudini, risposte già pronte. Questo ci aiuta a vivere… ma può anche allontanarci da noi stessi.
A questo si aggiunge il mondo in cui viviamo con le sue richieste continue, le decisioni da prendere in autonomia, gli stimoli incessanti che arrivano da tantissime parti, la pressione a fare, a essere, a migliorare.
Viviamo continuamente occupati nel pensare e non abbiano risorse e tempo per il sentire. Il corpo smette di essere ascoltato.
L’ordine naturale – sensazione, il primo segnale ad arrivare, → emozione, l’energia che da quel segnale si sprigiona, → pensiero, la storia che la mente costruisce, -non viene seguito e perdiamo il contatto con l’origine.
So che ti è successo tante volte di sentire il cuore che accelera… prima di capire perché, Il respiro che cambia… prima di avere una spiegazione o di avvertire una tensione … senza una ragione apparente.
Il corpo percepisce prima della mente. La mente può spiegare, giustificare, persino negare. Il corpo no.
Il corpo sente la verità. La mente racconta una storia su quella verità.
Il non sentire può anche creare un “disallineamento” perchè mente e corpo raccontano due storie diverse. Ad esempio dire “sto bene” … con il corpo teso. Noi non ci prestiamo attenzione ma questo, con il tempo, può generare malesseri di cui non capiamo l’origine.
Il corpo è una parte importante di noi e funziona anche come un sistema di orientamento. Ci dice continuamente: questo è sicuro, questo è pericoloso, questo è giusto per te o questo no. Ma lo fa senza parole.
Riconoscere questi segnali è il primo passo per uscire dal vivere avendo sempre il pilota automatico inserito.
Tutto questo forse ti ha portato maggiore comprensione di come funzioniamo e potresti anche chiederti se far restare tutto come è … o iniziare davvero a cambiare. Farlo non è difficile o impegnativo e non serve una rivoluzione. Il cambiamento nasce da piccole decisioni ricordate e ripetute.
Nasce da piccoli movimenti: fermarsi un minuto prima di reagire, ascoltare invece di rispondere subito, dire un “no” che prima non dicevamo o rispettare un segnale che prima ignoravamo. È lì che qualcosa si trasforma.
Il corpo non grida subito. Prima sussurra. Dall’ascolto di questo sussurro dipendo molto la qualità della nostra vita.
Quindi non cambiare tutta la tua vita. Scegli di iniziare sa un gesto piccolo. Reale. Possibile. Qualcosa che puoi fare e ripetere ogni giorno.
Il cambiamento non avviene quando capiamo di più, Avviene quando iniziamo a non tradire più ciò che sentiamo.
Potresti dirti: “Da domani, per prendermi cura della mia vita, farò…”.
Scegli una piccola cosa, come dire fare una gentilezza o dedicare 5 minuti ad una cosa che ti piace, e fai un patto con te stessa dicendoti che lo ripeterai tutti i giorni.
Ricorda: “Non serve essere pronti. Serve solo iniziare.”
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